Una mostra per ripercorrere la carriera del Maestro Giorgio Mori l’artista che con le sue figure umane, ha raccontato e racconta l’essenza dell’umanità

I ritratti, disposti a cerchio, si susseguono uno dopo l’altro. Giorgio Mori, al centro, ripercorre i ricordi di una vita. L’adorata moglie, i figli e poi volti di una Cremona che non c’è più. L’amico medico, l’amico fotografo.

La mostra dedicata a Giorgio Mori è un inno all’umanità, studiata, analizzata e anelata attraverso gli occhi di un artista straordinariamente normale.
Sono lontani gli echi autodistruttivi e bohèmien di una certa arte. Giorgio Mori è una persona equilibrata e serena e questa pace interiore traspare nelle sue opere donando a chi le guarda un senso di benessere.

Ecco che le ballerine, nei loro tutù, vividi in tutta la loro essenza materica, si riposano dopo l’esercizio. Si tratta di Francesca e Roberta Lanfranchi, la seconda diventata poi personaggio televisivo.

“Quest’opera mi è particolarmente cara” ci ripete il maestro, praticamente davanti a ogni quadro esposto. Ma lui è così, innamorato della sua arte.
Quadro dopo quadro è possibile ripercorrere la sua carriera artistica. Dai primi studi del corpo umano, così vivi, cosi pulsanti cosi presenti. Alle opere più vecchie realizzate su vecchi sacchi in iuta. “Non avevo soldi per comprarmi le tele così le facevo da me” ci racconta candidamente Giorgio Mori.
Il percorso aumenta di intensità, passando dall’angolo dedicato alla moglie, un inno all’amore e alla serenità coniugale, fino ad arrivare alle immagini sacre, disposte in un’enorme crocifisso di 9 metri, che fanno sentire davvero in comunione con il cielo e con il creato in una sensazione quasi metafisica.
È il trionfo della vita, del colore ripreso, sulla parete opposta, dalle maternità. L’origine di tutto. Giorgio Mori ha dedicato gran parte delle sue energie artistiche alla celebrazione della donna, alla sua essenza colta nelle più svariate manifestazioni.
La mostra si chiude con le opere più recenti. Protagonista assoluta è Marina, la musa del maestro Mori. Sono quadri più essenziali, la modella fluttua su sfondi monocromatici. Spariscono gli oggetti, sparisce il superfluo, proiettando chi osserva in una dimensione più intima e profonda.
Siamo finalmente approdati nell’olimpo dell’arte, una dimensione di estatica quiete e non possiamo fare altro se non ringraziare il maestro Mori di averci portato con sé.

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