Luccini Mostarde ci ha aperto le porte del suo laboratorio mostrandoci, passaggio dopo passaggio, come nasce una grande mostarda. Il segreto? Artigianalità e alta tecnologia che collaborano insieme. E, chiaramente, ingredienti di prima qualità!

Nel laboratorio tutto è pronto. Le macchine, tirate a lucido, aspettano soltanto il là per iniziare un ciclo produttivo destinato a regalarci uno dei migliori prodotti della nostra tradizione gastronomica: la mostarda Luccini.

L’atmosfera è la stessa dei momenti che precedono la prima di uno spettacolo. E in effetti osservare i macchinari di ultima generazione che, in una sincronia perfetta, interagiscono e dialogano con l’uomo è davvero uno spettacolo. Lo spettacolo del progresso, della modernità che non dimentica le proprie tradizioni e le proprie origini.

Tutto inizia da un passaggio manuale: la scelta della frutta. Uno dei collaboratori di Diego e Luisa seleziona pezzo per pezzo la frutta che avrà l’onore di diventare mostarda. L’occhio vigile, i criteri selettivi altissimi: solo i frutti perfetti hanno accesso al passaggio successivo, una macchina ipertecnologica che, contemporaneamente, li sbuccia e li taglia in parti perfettamente uguali.

Si passa quindi alla cottura e alla candidatura. Il processo è molto lungo ma, quando si realizza qualcosa di grande, la fretta non è contemplata. Specialmente se si pensa che le mostarde Luccini sono fatte utilizzando ricette secolari, quelle di mamma Caterina, quelle delle mamme e delle nonne di una volta, custodite generazione dopo generazione in ricettari scritti a mano in calligrafie perfette.

La frutta viene cotta insieme allo zucchero per pochi minuti dopo di che viene sistemata in apposite vasche dove ha inizio la candidatura. Mentre la frutta riposa il suo succo viene fatto passare più e più volte in un macchinario apposito finché non raggiunge una concentrazione di circa 70 gradi.

Ancora una volta le macchine cedono il posto all’uomo per due dei processi più importanti. L’aggiunta della senape, il vero ingrediente segreto della mostarda e l’invasettamento. La senape ha un profumo molto intenso che riempie il laboratorio e quando si sprigiona è un po’ come un segnale: ci siamo.

Da lì le macchine danno vita a un vero e proprio balletto. I vasetti, in fila perfetta delle meravigliose étoile, sfilano passaggio dopo passaggio: prima vengono soffiati per la pulizia, poi riempiti manualmente o con l’aiuto di dosatore e colmatore, poi il passaggio nel  metal detector che verifica l’eventuale presenza di elementi metallici e infine la capsulatura e chiusura del vaso. Gli ultimi passaggi nel tunnel di lavaggio e nel gruppo soffiante per garantire una pulizia adeguata. I vasetti emergono dal ciclo dei controlli su un tappeto ruotante dove, con estrema grazia, girano intorno come un valzer.

Mani sapienti li prendono in consegna, imprimendo il marchio di fabbrica: il logo dell’azienda Luccini, la cicogna, e le etichette. Ogni ingrediente utilizzato è tracciabile in una filosofia di vera trasparenza.

Il nostro viaggio è finito ma non quello delle Mostarde che, imballate e protette, spiccano il volo come cicogne alla conquista del mondo. Alcuni vasetti rimangono in zona, nei negozi e nei ristoranti della città. Altre si spingono molto più lontano: Londra, Mosca, New York. Ambasciatrici e portavoce dell’gusto cremonese.

E noi non possiamo far altro che augurar loro buon viaggio. Nella certezza che, abbinate al bollito della nonna Maria la domenica a pranzo o utilizzate per un piatto gourmet in un ristorante stellato Londinese sarà sempre e comunque un successo.

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