Chiara Guglielmi, artista cremonese fondatrice di Muriel, ci ha aperto le porte del suo atelier per mostrarci come nasce una vetrata artistica.

Per Chiara Guglielmi, fondatrice della Murielil vetro è una questione di famiglia. Suo padre, e suo nonno prima di lui, erano vetrai e lei tra le mura del loro capannone, uno splendido edificio industriale a ridosso del centro di Cremona, ci è praticamente cresciuta.

Un po’ per spirito di ribellione e un po’ perché artisti si nasce, Chiara ha deciso si di continuare a lavorare il vetro ma a modo suo: dipingendolo e trasformandolo in splendide vetrate artistiche. 

Dei veri e propri capolavori che prendono vita nel suo atelier, un ambiente pieno di colori, vetri di ogni foggia e schizzi, un luogo in cui si respirano creatività e passione.

L’abbiamo seguita,  passo dopo passo, nella creazione di una grande vetrata coloratarilegata a piombo, raffigurante una croce, spighe di grano e un grappolo d’uva. 

“In questo caso la vetrata è destinata a una cappelletta cimiteriale” ci spiega. “Oltre alla croce ho inserito l’uva e il grano, simboli cristiani di benedizione, pace e prosperità”.

Inizia tutto dal disegno, uno schizzo che unisce le sue idee e quelle del cliente in un vero e proprio lavoro sinergico. 

“Mi piace che il prodotto sia davvero quello che i miei committenti avevano immaginato e sognato” ci spiega.

Una volta approvato, lo schizzo viene prima copiato in bella e quindi riportato in dimensioni reali, in un progetto vero e proprio dove le diverse sezioni sono numerate in base al colore corrispondente. 

“Il disegno in dimensioni reale è la mia guida. Uno dopo l’altro vado a riempiere gli spazi numerati con i vetri colorati e con il piombo, in un vero e proprio incastro” ci racconta mentre con attenzione sceglie una tessera di colore viola.

 Il vetro viene tagliato e mondato, e vi assicuriamo che non è affatto una tecnica facile. Poi viene inserito nei profili in piombo, i contorni che poco a poco vanno a comporre la struttura della vetrata.

 Ci sono passaggi più semplici e altri, come il grappolo d’uva al centro della vetrata, molto complicati. Non solo perché il vetro va tagliato esattamente per aderire alla forma dell’uva ma anche perché ogni singolo acino deve essere inserito nel suo “involucro” di piombo.

Nel lavoro di Chiara la fretta non è contemplata e il concetto di tempo, seppure a fronte di scadenze ben precise, si dilata. “Quando si tratta il vetro bisogna essere molto delicati. E’ un materiale che non perdona il minimo errore ma, se si impara come fare, dà tantissime soddisfazioni” ci rivela.

Una volta che tutti gli spazi del disegno sono stati ricoperti dal vetro, è il momento di saldare tra loro i contorni in piombo.

 “Sicuramente è il passaggio meno artistico di tutto il processo, ma la saldatura è ciò che permette alla vetrata di stare in piedi. Senza andrebbe in pezzi al primo tentativo di sollevarla…” ride.

Con il rumore della saldatrice di sottofondo il miracolo si compie e un’altra delle sue splendide vetrate è pronta per prendere il volo portando, nel mondo, il suo inconfondibile tocco artistico. 

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