L’atelier di Giorgio Mori è uno di quei luoghi in grado di fagocitare chiunque vi entri, cancellando in un solo istante, tutto quello che c’è fuori.

Un divano per le sue modelle e tutt’attorno tele che raccontano la storia di uno dei più grandi artisti cremonesi che, ancora oggi a 87 anni, trascorre tutti i pomeriggi nel suo studio capace di produrre anche un quadro al giorno.

Famoso per i nudi, per i quadri intimisti con soggetti femminili colti in sprazzi della propria quotidianità, per le ballerine e ancora per la natura, Giorgio Mori ha dedicato la vita al senso più puro dell’arte, proteso verso la ricerca di una dimensione figurativa resa eterea e quasi metafisica attraverso l’uso sapiente del colore e delle sue inconfondibili pennellate.

A lui si deve la celebrazione della donna nella sua essenza più pura, una moltitudine di volti e corpi che, partendo dalle donne del popolo, tocca le donne più importanti della sua vita, la madre, la moglie Elisa, la figlia fino ad arrivare, come in un climax, alle rappresentazioni sacre.

In barba al cliché dell’artista genio e sregolatezza, Giorgio Mori ha condotto una vita equilibrata divisa tra il ruolo di insegnante (molto stimato), la pittura e la sua famiglia. Una serenità che traspare dai suoi quadri, in grado di trasmettere a chi li guardi un senso di pace, di placidità quasi catartica nella massima realizzazione del senso dell’arte.

Padovano di nascita, ma cremonese quasi da sempre, Giorgio Mori ha dipinto anche la sua amata Cremona. Talvolta il Torrazzo diventa esso stesso opera dentro l’opera mentre una fanciulla, di spalle, lo contempla affacciata a un balconcino del centro storico. Talvolta ci racconta le nostre amate campagne dove l’abilità nel gioco cromatico (non per niente è stato molto vicino al chiarismo, senza mai però aderirvi e preferendo la sua indipendenza) raggiunge il massimo nella rappresentazione di canali e corsi d’acqua.

Le opere di Giorgio Mori, proprio per la delicatezza dei colori e soggetti che diventano essenza, e quindi senza tempo, sono perfette per qualsiasi contesto. Classico e contemporaneo.

I suoi quadri rappresentano davvero parte della storia di cremona. Basti pensare alle sue muse. La moglie, prima tra tutte, le sorelle Francesca e Roberta Lanfranchi (diventata poi personaggio televisivo), Diletta e, oggi, Marina, a cui il giornale cittadino ha dedicato uno speciale.

Prima di lasciare il suo atelier lo sguardo ci cade su un bozzetto, un piccolo bassotto. Gli chiediamo chi sia.

“È il cagnolino di mia figlia. Volevo dedicargli un quadro ma questo non mi convince. Magari domani lo rifaccio…” ci dice con lo sguardo scintillante di chi, nella vita, ha trovato davvero la propria vocazione.